Dossier Supplementare: Voci Da Ricordare

Note su traduzione, raccolta del materiale e publicazione

I termini Cuna (in italiano) e Kuna (lingua locale e spagnolo) sono stati usati per anni come etnonimi (riferendosi al popolo) e come glossonimi (riferendosi alla lingua), mentre le autorità locali hanno ufficializzato il termine Guna nel 2010 (anche se la pronuncia rimane ‘Kuna’ e l'ortografia Cuna o Kuna può ancora essere trovata in testi scritti pubblicati prima del 2010). Conformandoci alle direttive locali, nel presente lavoro usiamo la parola Guna Yala per il luogo (la parola Guna Yala significa 'la terra del popolo Guna, o lì dove vivono i Guna'), ‘lingua Guna’ o ‘Guna’ per la lingua e ‘popolo Guna’ o ‘Guna’ per il gruppo etnico. La lingua è anche conosciuta localmente come dule gaya [tùle gàia], letteralmente ‘lingua del popolo’ (dove ‘popolo’ si riferisce alle persone del gruppo etnico) o gunagaya [kùnagàia].

Il materiale discusso in questo lavoro e’ stato raccolto nella seconda metà degli anni’90 nell’isola di Dubbir [tùpir] o Dubbile [tupìle] (nome spagnolo: San Ignacio de Tupile) un villaggio (e isola) Guna nella Comarca di Guna Yala [kuna iàla] di Panama da Antonio Réuter Orán [antònio réuter oràn] (antropologo Guna) dalla voce di Teresa Pérez [terésa pères] (la iedule, donna esperta del villaggio e tagliaterice dei capelli) ed e’ stato tradotto da Luciano Giannelli (Universita’ di Siena) con l’aiuto di Antonio Réuter Orán [antònio réuter oràn], Aiban Wagua [àiban uàgua] e José Angel Colman [hosè ànhel còlman]. I testi sono stati successivamente tradotti in inglese da Paola Tine e Josh Smiech. Tali traduzioni e lavori sul testo si basano sulla recerca etnografica svolta nel 1981 e 2004 nel villaggio di Ogobsuggun [ogopsùkkun] da parte di Massimo Squillacciotti (Universita’ di Siena).  A fine gennaio 2021 è morto il musico guna Marden Paniza di cui le musiche nel podcast. Gli autori dedicano questo podcast a lui e a Tereza Perez.

Il materiale discusso in questo podcast è reperibile in versione completa di testo ed audio nell’Archivio CISAI/ Etnolinguistica presso il sito del CISAP (Centro Interdipartimentale di Studi sull'America Pluriversale dell'Università di Cagliari), all'indirizzo. 

Uno spazio autonomo o dominio nella piattaforma internazionale di Academia all’indirizzo, ma senza la possibilità di inserimento di documenti sonori e video. 

La pubblicazione con I canti della resistenza Cuna menzionati in questo podcast, è reperibile nell’Archivio CISAI nella piattaforma di Academia


Immagini dal campo

Mola 1

1991, cm. 31 x 43

Estratto da Michel Perrin, Tableaux Kuna, Paris, Arthaud, 1998, p. 166.

Mola 2

1991, cm. 31 x 43

Estratto da Michel Perrin, Tableaux Kuna, Paris, Arthaud, 1998, p. 166.

Surba (recinto)

Estratto da Michel Perrin, Tableaux Kuna, Paris, Arthaud, 1998, p. 166.

All’interno della capanna della notte (negdummad [neidùmmat]), gli uomini della famiglia costruiscono un piccolo recinto di canne come paravento (surba [sùrba]). Qui la ragazza rimane seduta su di un panchetto, vestita di una sola tunica e bagnata più volte al giorno con la presenza di sole donne. Può mangiare solo alla sera e, durante il giorno, bere una bevanda composta da cacao triturato, mais, zucchero di canna: queste limitazioni e questo primo rituale sottolineano “l’avvenuto passaggio di condizione e le nuove responsabilità di donna che l’attendono”, come spiega Edilia Stanley che mi accompagna alla visita e mi fa da interprete (1981). Questa bevanda viene anche offerta dalla famiglia ai visitatori uomini che, lasciati fuori dalla capanna, vanno a fare visita e rendere gli auguri alla famiglia della ragazza per l’occasione.

Inna nega (Casa della festa)

Foto di M.Squillacciotti scattata nel febbraio 1981 nel villaggio di Ogobsuggun a Guna Yala.

Oltre alla casa familiare formata dalle due capanne del giorno sonega [sonèga] e della notte negdummad [neidùmmat], in ogni villaggio vi sono, poi, alcune capanne “pubbliche” in cui si svolgono momenti di vita di interesse sociale e collettivo: 

  • la onmagged nega [onmàked nèga] o casa del Congresso, è per le riunioni e le assemblee del popolo;

  • la inna nega [ìnna nèga], o casa della festa, per la celebrazioni festive quali il capodanno, la festa dell’'anello della neonata, della pubertà femminile;

  • la mu ibya gwagwen [mu ìbia guàguen] o casa del parto, letteralmente la “nonna da un occhio solo”.

Mappa di Cuna Yala

Acquerello di Henny Boccianti, 2000.

Figura 6 - Ernesto con la moglie Luz e la figlia Catalina

Foto di M. Squillacciotti scattata nel febbraio 1981 nel villaggio di Usdubbu a Guna Yala.

Figura 7 – Il sagla [sàila] Manuel Smith con la moglie

Foto di M. Squillacciotti scattata nel febbraio 1981 nel villaggio di Usdubbu a Guna Yala.


Scheda bibliografica

Calvo Buezas, T. 1990. Indios Cunas: La lucha por la tierra y la identidad. Libertarias: Madrid.

Reverte Coma, JM 1962, La Fiesta de la Pubertad entre los Cunas. Impresora de la Nación / Instituto Nacional de Cultura de Panamá: Città di Panamá, Panamá.

Restrepo, V. 1888. Viajes de Lionel Wafer al Istmo del Darién (cuatro meses entre los indios). Imprenta De Silvestre y Compañía, Bogotà.

Soto, RM. 1973. La Estructura de la Familia en la Tribu Cuna, disertación de licencia. Pontificia Università Urbaniana: Roma, Italia. 

Squillaccioti, M, ed. 1995. “L’invasione di Abia Yala: Documenti di etnostoria kuna con la presentazione di Aiban Wagua.” Quaderno 2: Seminare Interdisciplinare della Facoltà di Lettre e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena. University of Siena: Siena and Congreso General De Kuna De la Cultura: Panamá. https://www.academia.edu/42668965/Massimo_Squillacciotti_a_cura_Linvasione_di_Abya_Yala_Documenti_di_etnostoria_kuna

Torres de Arauz [de Ianello], R. 1975. La Mujer Cuna de Panamá. Instituto Indigenista Interaméricano: Città del México, México, 

Wafer, L. 1609. A New Voyage and Description of the Isthmus of America, J. Knapton: London.


Nota sugli autori

Luciano Giannelli è Professore di Glottologia e Lingue Indigene Sudamericane presso l'Università di Siena (dal 1987). I suoi interessi di ricerca comprendono le lingue indigene dell'America Latina, come l'irochese, e la linguistica italiana con un focus sui dialetti regionali. Luciano e’ uno dei fondatori del Centro Interdipartimentale di Studi sull'America Indigena.

Massimo Squillacciotti è Professore Emerito di Antropologia e fondatore del primo corso italiano di Antropologia Cognitiva presso l'Università di Siena (2000). Ha condotto ricerche sul campo a Panama e in Somalia con un focus di ricerca sulla comunicazione interculturale e l'antropologia visiva.

Paola Tine è dottoranda in antropologia sociale presso l'Università di Adelaide (South Australia). I suoi interessi di ricerca includono l'antropologia multimediale, e le dinamiche sociali e la trasformazione dei riti di passaggio in Nepal.

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